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Verde inglese Pt. 4
Camminava veloce sotto i portici del centro, tra luci natalizie e vetrine traboccanti di regali.
L’aria di dicembre era gelida, il fiato usciva bianco.
Il telefono premuto contro l’orecchio.
Rimase in silenzio per qualche secondo, incapace di rispondere.
Come se non avesse capito. Ma Aveva capito benissimo.
- Ma che dici? - riuscì infine a chiedere, la voce ridotta a un filo. - Non si può fare niente? Chemio, radiazioni… qualcosa.
- No. È troppo avanti. E non voglio quella roba nel sangue solo per rubare qualche giorno in più.
Strinse il telefono fino a farsi male.
Dentro di lui qualcosa urlava, ma l’urlo restò incastrato.
“Non a lei. Non lei.”
- Perché piangi?ì - chiese lei.
- Non piango. Fa freddo. - mentì
- Smettila. Io non piango, sto bene. - Rideva.
Riusciva ancora a ridere. Stava morendo e rideva.
Era sempre stata così: più forte, più coraggiosa, più pratica.
Lui lo aveva sempre saputo.
- Ti amo - disse d’un fiato. - Ti amo ancora, lo sai?
- Lo so. Ti amo anche io.
- Però non me l’avevi mai detto.
- Te l’ho detto tante volte. Ma non te ne sei accorto.
- Pensavo scherzassi.- Silenzio.
Poi lei, più piano: - Le parole non bastano. Tu hai sempre avuto bisogno di sentirtele dire, di dargli un nome. Ma certe cose vivono anche senza nome. O forse proprio per quello.
Nella testa infiammata gli passavano immagini della loro storia: stanze d’albergo, baci rubati, bugie raccontate bene. Tutto apparteneva già al passato, come se lei fosse già solo ricordo.
- Cosa farò senza di te? - mormorò.
- Vivrai. - rispose - Magari ti troverai un’altra. Una che ti dica ti amo quando vuoi.
- Non la voglio. Non voglio più nessuna.
Lei fece una pausa stanca, quasi affettuosa.
- È stata bella la nostra cosa, vero?
- Sì. È stata bellissima.
Furono le loro ultime parole.
Dopo non rispose più alle chiamate. Cancellò ogni traccia sui social.
Aveva sempre saputo scegliere meglio di lui.
Non ci sarebbe stato nessun ultimo abbraccio, nessun bacio, nessun fiore sulla sua tomba.
Non poteva presentarsi al funerale. Non poteva giustificare cinquecento chilometri di viaggio a sua moglie, non poteva giustificare la sua presenza al marito. Non poteva spiegare niente a nessuno.
Il loro amore non poteva esistere per nessun altro al mondo.
Così era sempre stato.
A volte pensava ai suoi genitori, morti entrambi di cancro. Sarebbe stato più “normale” se fosse toccato a lui.
Invece era toccato a lei, dieci anni più giovane, piena di vita per colorare il mondo.
Non credeva in Dio, e ne era contento.
Perché se fosse esistito, avrebbe dovuto spiegargli perché si era preso lei in quel modo.
E non era sicuro di voler sentire la risposta di quella porcata.
(Continua)